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Quella notte il Signore mi convertì per la seconda volta...

Fra Fabrizio Di Fazio (OFMCap - responsabile PG Abruzzo e Molise) ha conosciuto il progetto in un convegno

Tags: Pescara

Sin dagli inizi del mio ministero di sacerdote cappuccino, mi è stato affidato l’incarico della pastorale giovanile per la mia provincia religiosa, incarico svolto sempre con grande passione e generosa dedizione.

Ben presto, tuttavia, cominciai ad accorgermi che gran parte delle nostre attività, per quanto creative ed originali fossero, incidevano ben poco nella vita spirituale dei giovani a cui erano destinate. Non tardai molto a constatare che il problema era più ampio di quanto pensassi. Avvertivo in me una sorta di insoddisfazione di cui non riuscivo a spiegarmi le ragioni. Vedevo i giovani, e i fedeli in generale, freddi, insensibili, indifferenti, poco reattivi alla nostra pastorale.

Questa situazione finì per mandarmi in crisi. Vedevo le nostre chiese sempre con gli stessi volti, i medesimi giovani, e per lo più spenti e senza entusiasmo... Mi chiedevo che senso avesse il mio ministero e la stessa mia vita religiosa, dinanzi a tutto questo. Non potevo sopportare, senza malessere, che la gente guardasse l’orologio durante le celebrazioni liturgiche. Perché si sentivano così tanto “obbligati” a venire in chiesa? Non ne potevo più di questo cristianesimo fatto di moralismi, precetti da osservare per forza, doveri portati avanti senza alcuna passione. Sognavo persone piene d’amore per Gesù, cristiani ardenti per Lui. Io stesso vivevo nella più grande mediocrità la mia vita religiosa e il mio sacerdozio, nonostante da tempo ormai desiderassi uscire da questa cappa infernale.

Il Signore dapprima mi manifestò tutto il suo amore attraverso un’esperienza che cambiò radicalmente la mia vita, esperienza nella quale conobbi davvero il Signore Gesù, crocifisso, morto e risorto per me, Colui che aveva davvero perdonato tutti i miei peccati.

Questa esperienza, che fu per me una vera conversione e accese il mio cuore di un ardore che non si è più spento. Non ho dubbi nell’affermare che in quel 26 giugno 2004, dopo due anni di sacerdozio e 10 di vita religiosa, io fui evangelizzato e conobbi per la prima volta il Signore per ciò che Egli è veramente. Da allora la mia insoddisfazione, anziché diminuire, aumentò sempre più. Il mio unico desiderio era di condividere quel tesoro che avevo ricevuto, ma attorno a me trovavo solo freddezza, indifferenza, e tutto quanto ho già citato più sopra.

Cominciai a pensare di andare per le strade della città in cui mi trovavo per incontrare i giovani e annunciare loro Gesù, senza moralismi, nè precetti da osservare... Volevo solo attirarli a Lui!

In quel frangente, una carissima amica alla quale confidavo tutti questi miei vissuti mi parlò delle Sentinelle del mattino. Era proprio quello che cercavo! Contattai immediatamente don Andrea Brugnoli per chiedere informazioni e iniziare questa esperienza con i “nostri giovani”. La sua risposta mi disarmò. Continuava a ripetermi che si trattava di una realtà rivolta ai giovani delle diocesi, di qualunque appartenenza ecclesiale, che non era fatta per i religiosi e i consacrati di un determinato carisma... Inizialmente la cosa mi dispiacque e non riuscii a comprenderla.

Ma non mollai, perché sentivo che il Signore mi chiamava ad andare più a fondo. Mi recai al primo convegno nazionale organizzato dal Centro a Verona nel giugno 2008. Vissi per la prima volta Una luce nella notte e in quella serata il Signore mi convertì per la seconda volta. Capii che il mio compito nella Chiesa non era di proclamare la spiritualità del mio fondatore, per quanto importante e preziosa fosse, che tale spiritualità non doveva essere un contenuto da diffondere, bensì uno “stile” con cui annunciare unicamente Cristo Gesù. Confermai dunque la mia vocazione all’evangelizzazione, ma con una mentalità del tutto nuova: lavorando “nella Chiesa” e in collaborazione con essa. Capii che non avrei mai potuto evangelizzare lavorando solo “all’interno” del mio Ordine di appartenenza e per esso soltanto. Non ero chiamato solo per “i nostri giovani”, ma per tutti i giovani, specialmente i lontani. Un’ulteriore conferma me la diede il mio fondatore stesso, Francesco d’Assisi, il quale sin dagli inizi della sua ispirazione chiese ai frati di mettersi al servizio delle chiese, come veri frati minori, piuttosto che creare pastorali “proprie”, come fossero una sorta di “chiese nella Chiesa”. Essere una Sentinella produsse in me questo radicale cambiamento di mentalità, aprendomi all’ecclesialità, ad un network di giovani di ogni identità e carisma.

Dal momento in cui il mio vescovo mi ha concesso, dietro mio desiderio, il mandato di occuparmi delle sentinelle nella mia diocesi, sperimento un rinnovato entusiasmo pastorale, un fuoco che non si spegne, e che coinvolge tutte le altre attività pastorali in cui esercito il mio ministero, impregnandole di Vangelo.

In realtà da quando ho iniziato a dedicarmi all’evangelizzazione il mio sacerdozio è cambiato, ha acquistato finalmente un senso di cui mai avevo goduto prima. Ora so che il mio unico obiettivo è di essere “pescatore di uomini” e in questo è tutta la mia gioia. E nell'essere Sentinella trovo una via privilegiata per continuare in questo sogno.

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