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Parrocchie da incubo

Manuale per cambiare stile di Chiesa


Andrea Brugnoli, Parrocchie da incubo. Manuale per cambiare stile di Chiesa, Fede & Cultura, Verona 2015, pp. 158, euro 15. 

«L’anima mia è rivolta al Signore / più che le sentinelle all’aurora. / Più che le sentinelle all’aurora,/ Israele attenda il Signore, / perché con il Signore è la misericordia / e grande è con lui la redenzione»: ritengo che questi versetti del Salmo 130 costituiscano la migliore chiave interpretativa per comprendere il recente libro di don Andrea Brugnoli intitolato Parrocchie da incubo. Non soltanto perché don Andrea è il coordinatore internazionale del progetto non casualmente denominato Sentinelle del mattino, ma anche perché lo spirito che traspare dalle pagine del volume è quello di un uomo che, come si legge ancora in un Salmo, il 69 per l’esattezza, è consumato dallo zelo per la casa del Signore. E lo zelo si manifesta in due direzioni: da una parte esso assume le caratteristiche di un atteggiamento critico, a volte addirittura aspramente critico, nei riguardi degli errori e delle omissioni che deturpano il volto di ciò che sta massimamente a cuore a don Brugnoli, ovvero la Chiesa, da lui amata ardentemente; dall’altra parte, l’uomo zelante non si accontenta di esprimere le sue fondate e decise riserve, ma si impegna con autentica passione per migliorare la situazione che egli giudica negativa. Il volume mostra apertamente ambedue questi sentimenti che abitano nell’animo dell’autore: un sincero spirito critico, figlio dell’amore, e un’altrettanto sincera disponibilità a mettersi in gioco in prima persona per sanare i difetti che la mente e il cuore registrano con non poca sofferenza. A tale riguardo, titolo e sottotitolo vengono in aiuto del lettore.

Nell’espressione «parrocchie da incubo» è condensata tutta la vis polemica dell’autore, che si esprime nella pars destruens del volume, quella in cui si dichiara apertamente che molte delle nostre chiese sono contraddistinte da «sciatteria, terzomondismo, improvvisazione, mercatini equosolidali e canzoni pop di quart’ordine»; in cui non si ha paura di denunciare il fallimento di una pastorale che non è riuscita e non riesce ad attrarre le persone, ma sembra quasi respingerle; in cui si usa il termine guazzabuglio per descrivere la situazione di numerose iniziative sorte negli ultimi decenni all’ombra dei campanili. Nelle parole del sottotitolo – Manuale per cambiare stile di Chiesa – è testimoniata l’ansia di vero rinnovamento che Brugnoli invoca affinché si riesca a costruire una Chiesa sempre più all’altezza del compito che il Signore le ha affidato. Per ottenere questo è necessario partire dalle persone. Don Andrea è pienamente consapevole che senza cristiani autentici nessuna riforma ecclesiale è possibile: se mancano le sentinelle che attendono l’aurora, difficilmente l’oscurità potrà essere diradata. Si tratta di un’impresa difficile: la comunità cristiana non si improvvisa, ma è frutto di un cammino spesso faticoso.

Ci sono tuttavia altri elementi da non trascurare se desideriamo dar vita a uno stile di Chiesa nuovo e convincente. Uno di essi – ricorda Brugnoli – riguarda la dimensione visibile delle nostre parrocchie: è necessario curare con grande attenzione sia l’aspetto interno che quello esterno dell’edificio ecclesiale e non dimenticare l’importanza degli ambienti parrocchiali. Siamo uomini e non puri spiriti – ricorda l’autore – e abbiamo bisogno anche di segni concreti per vivere la nostra esperienza di fede. Inoltre, come non rendersi conto dell’importanza delle attività che si svolgono in parrocchia? Quale giudizio meritano l’attuale modo di fare catechismo e, più in generale, la preparazione ai sacramenti? Che dire, poi, della liturgia?

Brugnoli, come si è accennato, non si lascia travolgere dal pessimismo; al contrario, una volta diagnosticata la malattia, propone la terapia, in modo che fiorisca e cresca «una Chiesa di cui vado fiero... perché è una Chiesa che vive il suo compito, il grande mandato di Gesù di evangelizzare le genti. Una parrocchia... dove, se porto un amico un po’ lontano dalla Chiesa, sono sicuro di non dovermi vergognare di averlo portato». 

Maurizio Schoepflin

Recensione di Studi Cattolici 2016-2, 153-154. 

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