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Che succede in Spagna?

Continuo sviluppo del progetto nel Paese iberico

Centinelas_espana


di don Andrea Brugnoli* (traduzione in Español al termine) 

L'ultimo Corso Base a Santiago, per tutte le diocesi della Galizia, ha segnato un ulteriore passo di crescita del progetto nella Spagna. La prossima tappa sarà Toledo, che si aggiunge a Barcellona, Madrid, Valladolid e Astorga. Altre diocesi spagnole chiedono il Corso per formare i loro giovani alla visione delle "centinelas de la mañana". A marzo ben 15 giovani dell'equipe della fiaccola (antorcha in spagnolo) di Barcellona verranno a Verona per vivere "Una luce nella notte" lì dov'è nata. E bussano alla porta le Canarie, Cartagena e altre diocesi. Ormai in Spagna si parla di sentinelle in molte città e una nuova presentazione ufficiale del progetto avverrà a Saragozza, durante il secondo Convegno nazionale della Pastorale Giovanile.

Il perché di questo dilagare della visione delle sentinelle sta tutto nel momento storico che sta vivendo la Spagna: i giovani sembrano essere sempre più lontani dalla Chiesa e la pastorale che avrebbe dovuto formare le nuove leve, nata negli anni '70, negli anni successivi e nella prima decade del nuovo millennio ha mostrato tutto il suo limite. Più nessuno crede ancora, in Spagna, che i giovani non siano interessati a Gesù. Al contrario, questa nuova generazione (come aveva profeticamente detto Giovanni Paolo II nel 2000 spingendoli ad essere "sentinelle") sembra molto tranquilla davanti ad un cristianesimo forte, esplicito, centrato sulla fede in un Gesù vivo e non su dei valori mondani di solidarietà e buoni sentimenti.

Per questo si risvegliano in una identità battesimale che precede ogni appartenenza movimentistica e si sentono chiamati a vivere la fede nel mondo, appunto come "sentinelle". Semplici battezzati che appartengono a diverse realtà, ma che si fanno chiamare proprio in esse "sentinelle". Il progetto "Centinelas de la mañana" dà loro concretezza nella visione, li mobilita, li "risveglia", come voleva il Santo Pontefice che affidò loro la Chiesa del terzo millennio.

La pastorale giovanile spagnola ha fatto il passo. Sta investendo sulla formazione di questi pochi, senza paura dei numeri e senza paura di abbandonare vecchi schemi e vecchie mentalità. Anche i vescovi sono felici di vedere dei giovani così, che vanno per le strade senza imbarazzi, che si inginocchiano per l'adorazione perché credono che lì c'è Gesù vivo, che all'Università e al lavoro si prendono cura di un collega per portarlo all'incontro con Gesù. Il loro incoraggiamento è un sì verso i giovani di WhatsApp e di Twitter. Non un sì a mode giovanilistiche, ma un sì a questa identità di cristiani, ancorati nella Tradizione e lanciati nel tempo presente.

Come non gioire di tutto questo? Non c'è da illudersi: niente è eterno e forse è solo una tappa. Ma le persone restano. E queste "centinelas" non torneranno mai più indietro. Ormai hanno compreso in che cosa consiste vivere da cristiani. E insegneranno - lo spero - anche alla nostra realtà italiana che non le attività, ma le persone sono la vera ed unica missione della Chiesa.

* Direttore del Centro per la Formazione alla Nuova Evangelizzazione

¿Qué sucede en España?

Continuo desarrollo del proyecto en el país ibérico

Por Don Andrea Brugnoli* Centinelas_mentalidad

El último Curso Base en Santiago, para todas las diócesis de Galicia, ha marcado un gran paso para el crecimiento del proyecto en España. La próxima etapa será Toledo, que se une a Barcelona, Madrid, Valladolid y Astorga. Otras diócesis españolas demandan el Curso para formar a sus jóvenes en la visión de los “centinelas de la mañana”. En marzo unos 15 jóvenes del equipo antorcha (“fiaccola” en italiano) de Barcelona vendrán a Verona para vivir “Una luz en la noche” allí donde nació. Y llaman a la puerta Canarias, Cartagena, y otras diócesis. Ahora en España se habla de centinelas en muchas ciudades y una nueva presentación oficial del proyecto tendrá lugar en Zaragoza, durante el segundo Congreso Nacional de Pastoral Juvenil.

El porqué de esta difusión de la visión de los centinelas está en el momento histórico que se está viviendo en España: los jóvenes parecen estar siempre más alejados de la Iglesia y la pastoral que tendría que haber formado los nuevos estímulos, nacida en los años 70, en los años sucesivos y en la primera década del nuevo milenio, ha mostrado todo su límite. Pero en España nadie cree aún que los jóvenes no están interesados en Jesús. Al contrario, esta nueva generación (como había proféticamente dicho Juan Pablo II en el 2000 empujándoles a ser “centinelas”) parece muy tranquila delante de un cristianismo fuerte, explícito, centrado en la fe de Jesús vivo y no sobre valores mundanos de solidaridad y buenos sentimientos.

Por esto se despiertan a una identidad bautismal que precede cada pertenencia movimentística y se sienten llamados a vivir la fe en el mundo, como “centinelas”. Simples bautizados que pertenecen a diversas realidades, pero que se hacen llamar propiamente así, “centinelas”. El proyecto “Centinelas de la mañana” les da concreción en la visión, les moviliza, les “despierta”, como quería el Santo Pontífice que confió su Iglesia al tercer milenio.

La pastoral juvenil española ha hecho el paso. Está invirtiendo en la formación de estos pocos, sin miedo a los números y sin miedo de abandonar viejos esquemas y viejas mentalidades. También los obispos están felices de ver los jóvenes así, que van por las calles sin vergüenza, que se arrodillan para la adoración porque creen que allí está Jesús vivo, que en la universidad y en el trabajo se preocupan de un colega para llevarlo al encuentro con Jesús. Su aliciente es un sí hacia los jóvenes del WhatsApp y del Twitter. No un sí a las modas juveniles, sino un sí a esta identidad de cristianos, anclados en la Tradición y lanzados en el tiempo presente.

¿Cómo no alegrarse de todo esto? No hay que deslumbrarse: nada es eterno y quizás es sólo una etapa. Pero las personas quedan. Y estos “centinelas” no volverán nunca más hacia atrás. Ahora han comprendido en qué consiste vivir de cristianos. Y enseñarán – lo espero – también a nuestra realidad italiana que no las actividades, pero sí las personas son la verdadera y única misión de la Iglesia.

 *Director del Centro para la Formación a la Nueva Evangelización

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